Louis Vuitton Uomo autunno inverno 2021: i nuovi valori del guardaroba archetipico, tutti i look

Louis Vuitton Uomo autunno inverno 2021: la collezione cambia i codici precostituiti ed indaga le idee preconcette sui valori del guardaroba.

Louis Vuitton Uomo autunno inverno 2021 – Cosa vorresti essere da grande? Da bambini, i nostri sogni e le nostre aspirazioni sono personificati da archetipi: l’Artista, il Venditore, l’Architetto, il Vagabondo. Personaggi familiari nella quotidianità della società, sono inseparabilmente definiti dalle loro uniformi: i codici di abbigliamento che associamo a professioni, stili di vita e conoscenza.

Louis Vuitton Uomo autunno inverno 2021: il video del Fashion Show

Dalla testa ai piedi, le nostre menti sono intrinsecamente addestrate a delineare un guardaroba archetipico per aiutarci ad identificare il personaggio di un individuo. Spesso questi personaggi sono legati alle presunzioni sociali del panorama culturale, di genere e sessuale.

La collezione Louis Vuitton Uomo autunno inverno 2021 indaga sui pregiudizi inconsci instillati nella nostra psiche collettiva da norme arcaiche della società. Percezioni predeterminate impregnano le nostre prospettive con miti artificiali collegati alla genetica delle persone, delle idee e dell’arte. La moda diventa lo strumento del Direttore Artistico Virgil Abloh per cambiare questi preconcetti: mantenere i codici, cambiando i valori.

La logica riflette le tradizioni culturali nere che utilizzano figure retoriche (ironia, giochi di parole, improvvisazione) per invertire e giocare con le connotazioni di codici prestabiliti. Queste tecniche creano nuovi significati e sovvertono i canoni stabiliti; per esempio, il modo in cui una frase standard in inglese può avere un significato completamente diverso in inglese afro-americano vernacolare.

Virgil Abloh applica queste tecniche alla sua metodologia di progettazione, impregnando la grammatica di archetipi riconosciuti con genetiche diverse. Ispirato dal saggio di James Baldwin “Stranger in the Village”, del 1953, che tratta i parallelismi tra le esperienze dell’autore come afroamericano in un villaggio svizzero e la sua vita in America, la trama si svolge tra la Svizzera e Parigi. I fotogrammi della performance ruotano attorno alla nozione figurativa del furto d’arte: i miti creati dalla società intorno all’origine e alla proprietà dell’arte, riferimenti visivi e chi crea.

L’artista concettuale Lawrence Weiner costruisce una serie di schemi di aforismi legati a queste premesse “YOU CAN TELL A BOOK BY ITS COVER”, “THE SAME PLACE AT THE SAME TIME”, “(SOMEWHERE SOMEHOW)”.

Louis Vuitton Uomo autunno inverno 2021: la collezione

In tutti i capi e gli accessori, i motivi e le tecniche giocano sui temi dell’illusione, replicando il familiare attraverso le lenti ingannevoli del trompe l’oeil, del filtrage e del ri-appropriarsi del normale attraverso l’elevazione estrema. Alimenta lo studio del ‘un-designed’: oggetti privi di proprietà artistica ed esatta provenienza storica. L’invito fisico alla sfilata è un modellino di aereo in legno di balsa ‘do it yourself’, un eterno simbolo di fanciullezza priva di proprietà artistica.

Chi ha deciso che il bicchiere è di carta? Chi che il chiodo in metallo? La matita? Si pone la domanda di chi può rivendicarne l’invenzione: chi può fare arte e chi può usufruirne. Concepiti al di fuori della sfera artistica, non progettati ed essenzialmente “normali”, gli oggetti rappresentano un dominio pubblico continuamente reinventato e rivendicato dal settore dell’arte.

Come conseguenza, la normalità è accentuata: il torpore in cui scivoliamo in seguito a periodi di instabilità sociale. Che aspetto ha la normalità, cosa significa e chi ha il privilegio di rappresentarla? Virgil Abloh porta in primo piano la sua idea consolidata di “Tourist vs. Purist”: il suo termine per l’outsider, colui che aspira ad un dominio esoterico di conoscenza contrapposto all’insider, chi lo occupa già. La collezione rileva
i rispettivi codici per sfidarli e unificarli.

In un clima sociale desideroso di nuova normalità che rompa la struttura arcaica della società, gli archetipi diventano neotipi. Se un artista non soddisfa la nostra immagine predeterminata di artista, ciò lo rende meno artista? Se un riferimento che ha avuto origine nella sfera del Turista si trasforma in una nuova opera d’arte, il Purista può rivendicare la proprietà di quel riferimento? Se il Kente, il tessuto del patrimonio culturale di Virgil Abloh, diventa tartan, questo rende il Kente meno ghanese e il tartan meno Scozzese? La provenienza è realtà, mentre la proprietà è mito: le invenzioni dell’uomo hanno bisogno di re-invenzione.

Louis Vuitton Uomo autunno inverno 2021: la performance artistica

La sfilata Uomo Louis Vuitton autunno inverno 2021 è presentata come un’espressione artistica multidisciplinare di idee esplorate all’interno della collezione. Ambientata tra Parigi e un villaggio tra le montagne svizzere, la produzione è tematicamente ispirata dal saggio di James Baldwin “Stranger in the Village” del 1953 e prende vita attraverso una serie di performance di danza, pattinaggio sul ghiaccio, poesia e scenografia, rendendo omaggio al film “Playtime” del 1967 di Jacques Tati.

Partecipa alla performance un cast stellare di artisti tra cui Kandis Williams, Tosh Basco, Saul Williams, Yasiin Bey, Black Cracker e Steven Sowah.

In “Stranger in the Village”, Baldwin traccia un parallelismo tra la sua esperienza come visitatore afroamericano nel villaggio di Leukerbad tra le
montagne svizzere negli anni ‘50, l’unica persona di colore, e la sua vita come cittadino nero d’America. Racconta l’esperienza di essere riconosciuti e considerati diversi, incomprensibili, anche alieni.

Rappresentativo di questa circostanza, “Stranger in the Village” analizza anche l’esperienza di essere neri in Europa, ed essere un artista nero nel luogo di nascita dell’arte europea. Il Direttore Artistico delle Collezioni Uomo Virgil Abloh impiega il saggio come punto di partenza positivo e affermativo per le relazioni, per le collaborazioni e la diversità, oltre che come riflessione sulla logica “Tourist vs. Purist” della collezione: la struttura consolidata della società di outsider contro insider, manifestata nella civiltà con il dominio della conoscenza delle arti.

È una raffigurazione dell’esperienza di accedere a un settore esoterico come quello dell’arte, portandolo nella creazione di tradizioni e semiotiche che possono essere non riconosciute o fraintese.

La performance rappresenta i conflitti fisici e psicologici esplorati nel saggio di Baldwin. A Parigi, il villaggio si configura e riconfigura attraverso un palco astratto in marmo, che rappresenta le mutevoli emozioni di “The stranger in the village”. Si manifesta attraverso dei temi di provenienza artistica all’interno della collezione, espressi nell’idea figurativa della rapina: l’arte consolidata, la riappropriazione mondiale di patrimoni culturali diversi dal proprio.

Credits image by Press Office – photo runway, details e scenografia by Louis Vuitton / Ludwig Bonnet; photo backstage by Louis Vuitton / Matthieu Dortomb