Max Mara primavera estate 2027: l’orizzonte veste la città
• Far Horizon si ispira alle esploratrici, fotografe e aviatrici che negli anni Trenta superarono confini geografici e sociali.
• La sahariana viene drappeggiata, annodata o allungata come uno spolverino, mentre organza e maglie fluide alleggeriscono il linguaggio utility.
• Gilet cargo, dettagli aviator e una borsa trasformabile accompagnano la donna dalla quotidianità agli appuntamenti serali.
La collezione Max Mara primavera estate 2027 si intitola Far Horizon e guarda alle esploratrici degli anni Trenta. Sahariane drappeggiate, gilet cargo, tute in organza, dettagli aviator e accessori trasformabili disegnano un nuovo glamour urbano, pragmatico e libero.
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Max Mara primavera estate 2027 trasforma l’abbigliamento da esplorazione in una forma di eleganza metropolitana. Lino, gabardine lucente, organza e costruzioni sartoriali incontrano sahariane, cinghie in pelle, D-ring e tasche funzionali. Il viaggio diventa la metafora di una vita attraversata da impegni, cambi di programma e nuove destinazioni.
L’orizzonte non è soltanto una linea lontana verso cui dirigersi. È la promessa che esista sempre un altro spazio da raggiungere, una prospettiva da cambiare, una possibilità ancora da esplorare. Max Mara costruisce intorno a questa idea Far Horizon, la collezione donna primavera estate 2027.
Il racconto parte dalle pioniere degli anni Trenta e arriva alla donna contemporanea, chiamata ogni giorno a muoversi fra lavoro, famiglia, appuntamenti e occasioni serali. Non servono necessariamente deserti, aeroplani o spedizioni in canoa: l’avventura può cominciare nel traffico del mattino e continuare dentro una giornata che cambia continuamente programma.
Dopo il Modernismo marinaro della Max Mara Pre-Fall 2026 e la forza medievale dell’Autunno Inverno 2026, il viaggio torna come strumento per parlare di autonomia femminile. Questa volta la rotta attraversa l’immaginario delle grandi esploratrici e conduce nel cuore della città.
Far Horizon guarda alle donne che hanno spostato i confini
Freya Stark, Osa Johnson, Eva Dickson, Amelia Earhart e Beryl Markham compongono la costellazione femminile della collezione. Esploratrici, fotografe, pilote e aviatrici, hanno attraversato territori poco conosciuti e ambienti professionali nei quali la presenza delle donne incontrava ancora forti resistenze.
Max Mara non ne riproduce letteralmente l’abbigliamento. Osserva piuttosto ciò che poteva accompagnarle: bauli, divise, strumenti, borse e accessori da viaggio. Da questo archivio ideale ricava un linguaggio fatto di praticità, trasformazione e carattere.
La frase di Freya Stark scelta come apertura del racconto «Di tutte le meraviglie del mondo, l’orizzonte è certamente la più grande» suggerisce la direzione dell’intera collezione. Guardare lontano significa immaginare ciò che non è ancora visibile, ma anche prepararsi concretamente a raggiungerlo.
La sahariana diventa il nuovo capospalla glamour
Il centro della collezione è la giacca safari. Max Mara la libera dalla rigidità dell’uniforme e interviene sulla sua costruzione. Può essere drappeggiata, annodata lateralmente oppure allungata fino ad assumere la leggerezza di uno spolverino.
Il risultato conserva la memoria dell’abbigliamento da esplorazione, ma cambia postura. La sahariana non comunica più soltanto resistenza e funzionalità: accompagna il corpo, ne segue il movimento e diventa una soluzione sofisticata per la città.
La versione annodata sul fianco introduce un’asimmetria capace di definire la silhouette senza irrigidirla. Quella lunga lavora invece sulla verticalità e può sostituire il trench leggero nelle giornate primaverili. Aperta sopra una maglia sottile e una gonna fluida, costruisce un look rilassato; chiusa e stretta in vita, assume una presenza più formale.
L’utility incontra la leggerezza dei tessuti
Il contrasto fra praticità e dimensione eterea attraversa l’intera collezione. Il lino porta una naturalezza asciutta, adatta alle temperature estive. La gabardine lucente conserva struttura e precisione, ma reagisce alla luce con una qualità più preziosa.
L’organza compie il passaggio più sorprendente. Tradizionalmente associata alla sera e agli abiti cerimoniali, viene utilizzata per tute d’ispirazione utilitarian. La trasparenza alleggerisce una forma legata al lavoro, mentre la costruzione funzionale sottrae all’organza ogni eccesso romantico.
È proprio questa tensione a definire il glamour della stagione. Max Mara non separa i capi pratici da quelli eleganti: permette alle due identità di convivere nella stessa silhouette.
Camiknickers, gonne fluide e maglie slinky cambiano il ritmo
La componente più morbida del guardaroba emerge nei camiknickers riletti attraverso gli shorts, nelle gonne fluide e nelle maglie slinky. Il termine camiknickers indica un capo storico che unisce la parte superiore di una camisole a una costruzione corta simile alle culotte. La collezione ne recupera la leggerezza, trasformandola in un elemento da portare nel presente.
Le gonne introducono un movimento sinuoso e controbilanciano la precisione delle giacche. Le maglie slinky, aderenti senza apparire rigide, seguono il corpo e funzionano come base sotto gilet, sahariane e capispalla più costruiti. La sensualità nasce dal modo in cui il tessuto scorre, dalla relazione fra parti strutturate e superfici leggere, dalla possibilità di mostrare il corpo senza rinunciare alla funzionalità.
Il gilet cargo entra nel guardaroba sartoriale
Max Mara sovrappone il gilet cargo a una giacca sartoriale realizzata nello stesso tessuto. L’abbinamento mette in contatto due mondi: da una parte tasche, praticità e attitudine operativa; dall’altra taglio, proporzione e disciplina formale. La scelta del tessuto coordinato evita l’effetto casuale. Indossato sopra la giacca, il gilet rende il tailoring più deciso. Utilizzato da solo sopra una maglia leggera, conserva invece una presenza precisa senza appesantire la figura.
I dettagli aviator danno carattere alla silhouette
L’immaginario del volo entra nella collezione attraverso giacche essenziali rifinite con cinghie in pelle e D-ring. Sono dettagli tecnici, ma la loro funzione estetica è altrettanto importante: interrompono la pulizia delle superfici e introducono punti di tensione grafica. Ne deriva un’idea di femminilità lontana dalla fragilità. La donna di Far Horizon può scegliere tessuti impalpabili e linee sinuose senza rinunciare a una presenza autorevole.
Il trench ampio abbassa il punto vita
Il trench viene proposto con proporzioni generose e una cintura portata bassa. Questo spostamento modifica immediatamente la silhouette: il busto appare più disteso, la costruzione perde severità e il capospalla acquista un’eleganza rilassata. Portare la cintura sotto il punto vita naturale evita una definizione troppo convenzionale del corpo. Il trench può così accompagnare tanto i capi fluidi quanto gli elementi più sartoriali.
La borsa nasce per trasformarsi. Può essere portata a tracolla, convertita in clutch oppure indossata come zaino. Tre configurazioni rispondono a momenti e necessità differenti senza richiedere un cambio di accessorio.
Far Horizon conferma la capacità di Max Mara di trasformare una figura storica in un guardaroba contemporaneo. Le pioniere degli anni Trenta non vengono celebrate attraverso una ricostruzione nostalgica, ma attraverso ciò che rappresentano: autonomia, competenza e desiderio di superare limiti prestabiliti.
credit image by Press Office – photo by Max Mara











