Prada primavera estate 2026 “Image of an Image”: quando la campagna guarda chi guarda

Image of an Image è la campagna Prada primavera estate 2026 che riflette sulla natura della pubblicità. Commissionata all’artista Anne Collier, trasforma le fotografie della collezione scattate da Oliver Hadlee Pearch in oggetti fisici: still-life con mani che sorreggono le immagini, moltiplicando i livelli dello sguardo. Nel cast Levon Hawke, Nicholas Hoult, Damson Idris, Carey Mulligan, Hunter Schafer, John Glacier e Liu Wen. Direzione creativa: Miuccia Prada e Raf Simons, campagna curata da Ferdinando Verderi.

La campagna Prada primavera estate 2026 sceglie di non limitarsi a “mostrare” una collezione: preferisce interrogare il modo in cui la moda diventa immagine, e l’immagine diventa desiderio, memoria, racconto. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti — Image of an Image — e introduce un gioco di livelli che mette al centro la pubblicità stessa: il suo linguaggio, i suoi automatismi, la sua capacità di costruire realtà.

Prada prosegue così la ricerca avviata da Miuccia Prada e Raf Simons sulle possibilità della comunicazione di campagna, ripensando insieme mezzo e messaggio. L’idea non è soltanto rappresentare capi e accessori, ma osservare l’atto di osservare: cosa succede quando l’immagine non è più una “finestra” neutra, e diventa un oggetto che ci riguarda, che ci rimanda allo sguardo degli altri e al nostro?

Una prospettiva su Prada: pubblicità come tema, non solo come formato

In Image of an Image, la campagna non si comporta come un manifesto tradizionale. Piuttosto, si avvicina a un esperimento controllato: prende la forma classica della fotografia di moda e la sposta su un terreno diverso, dove la domanda non è “cosa sto vedendo?”, ma “come lo sto vedendo?”.

Il punto di partenza è chiaro: la campagna continua a indagare la natura della pubblicità, e nel farlo riconsidera l’idea stessa di “immagine di campagna” nell’epoca digitale. L’operazione non cerca effetti facili; lavora di precisione, e invita a soffermarsi su ciò che spesso scorre via in pochi secondi: la costruzione dell’immaginario.

Anne Collier: riappropriarsi dell’immagine, e restituirle peso

Prada primavera estate 2026 campagna

photo by Prada

Per dare forma a questa prospettiva, Prada coinvolge Anne Collier, artista americana che da circa due decenni riflette sulla fotografia e sul suo ruolo in pubblicità, arte e cultura. La sua ricerca mette in discussione la nostra relazione con le immagini e con la dinamica del guardare/essere guardati: un tema che, nel contesto della moda, diventa particolarmente sensibile.

Anne Collier realizza un portfolio pensato per scardinare l’aspettativa di cosa debba essere una campagna fashion oggi, e lo fa scegliendo un gesto diretto: rendere visibile la fotografia come fotografia.

L’immagine torna oggetto: mani, still-life, materia

Il dispositivo visivo scelto è tanto semplice quanto eloquente. Le composizioni sono still-life in cui compaiono mani che sorreggono con cura le fotografie della collezione: immagini scattate per l’occasione da Oliver Hadlee Pearch. Invece di un’immagine “chiusa” e autosufficiente, ci troviamo davanti a un’immagine “tenuta”, conservata, quasi protetta. Questo spostamento produce più effetti contemporaneamente: la campagna diventa materiale, percepibile come oggetto fisico; lo spettatore avverte la presenza di un osservatore interno (chi regge le foto); si attiva un cortocircuito: guardiamo una fotografia che mostra qualcuno che guarda una fotografia.

È un piccolo teatro di prospettive. Le immagini appaiono ammirate, forse desiderate: e in quella possibilità di desiderio si apre un discorso sulla pubblicità che non ha bisogno di dichiarazioni, perché si deposita nel gesto. In un tempo di schermi e scorrimenti continui, Prada sceglie una forma che chiede attenzione e restituisce densità.

Un cast che aggiunge altri livelli di lettura

Prada primavera estate 2026 campagna

photo by Prada

Dentro le fotografie “contenute” negli still-life, la collezione è indossata da un gruppo di attori e personalità che porta con sé presenze riconoscibili e immaginari diversi: Levon Hawke, Nicholas Hoult, Damson Idris, Carey Mulligan, Hunter Schafer, la musicista John Glacier e la modella Liu Wen.

Qui il casting non è un dettaglio decorativo: è un ulteriore piano di osservazione. Ogni figura, con la propria identità e il proprio modo di stare davanti all’obiettivo, aggiunge una sfumatura al tema principale: cosa significa “immagine” quando non è soltanto rappresentazione, ma incontro tra chi guarda e chi è guardato?

Il risultato è una stratificazione controllata: fotografia della collezione, fotografia della fotografia, presenza di chi la regge, presenza di chi la abita. L’immagine non si esaurisce in un unico significato: si moltiplica.

Moda e arte: un dialogo che cerca distanza, non decorazione

Image of an Image lavora anche su un’altra dimensione: il rapporto tra moda e sguardo esterno. La campagna celebra l’immaginario fashion, ma allo stesso tempo tenta di sottrarsi ai suoi automatismi. Lo fa cercando una prospettiva laterale, affidata all’arte, capace di offrire un punto di vista più “freddo” e allo stesso tempo più preciso.

In questo senso, il progetto si inserisce nel continuo dialogo di Prada con gli artisti contemporanei. Qui, però, l’arte non è cornice: è struttura. È il modo con cui la campagna ragiona su sé stessa.

La nuova campagna di Prada non punta sull’impatto immediato: lavora sulla permanenza. L’idea di vedere immagini “custodite” da mani, tenute come qualcosa di prezioso, sposta l’attenzione dalla sola moda al gesto stesso della visione. E quando la campagna mette in scena il proprio meccanismo, lo spettatore non è più passivo: diventa parte del circuito.

Prada firma così un racconto che non separa contenuto e forma. La collezione c’è, ma è anche un pretesto per parlare di ciò che la moda produce quando si trasforma in fotografia: un linguaggio che può essere seduzione, costruzione, riflesso — e, a volte, anche autocoscienza.

credit image by Press Office – photo by Prada

About Author /

Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

Start typing and press Enter to search