Borsalino primavera estate 2027: Casablanca diventa glamour da indossare
• La collezione Borsalino primavera estate 2027 reinterpreta il fascino di Casablanca attraverso l’eleganza di Ingrid Bergman e Humphrey Bogart.
• Paglia, rafia, canapa, raso e camoscio incontrano intrecci e motivi ispirati all’architettura e all’artigianato marocchino.
• Cappelli e borse coordinati uniscono dettagli d’archivio, lavorazioni artigianali e soluzioni trasformabili pensate per il guardaroba contemporaneo.
La collezione Borsalino primavera estate 2027 trasforma il fascino cinematografico di Casablanca in un guardaroba di cappelli e borse costruito attraverso paglie preziose, geometrie marocchine, colori speziati e dettagli d’archivio. Ingrid Bergman e Humphrey Bogart ispirano un’eleganza sospesa tra romanticismo, artigianalità e funzionalità contemporanea.
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È una collezione da osservare nei dettagli: una tesa traforata modifica la luce sul volto, un foulard trasforma la vestibilità di una visiera, mentre una cinta rimovibile passa dal cappello ai capelli. Borsalino non ricostruisce letteralmente l’estetica del celebre film del 1942, ma ne distilla l’atmosfera per tradurla in accessori contemporanei.
Borsalino primavera estate 2027 guarda al mito di Casablanca
La primavera estate 2027 prende le mosse da uno degli immaginari più persistenti della storia del cinema: quello di Casablanca. Da un lato Ingrid Bergman, con la sua femminilità misurata, i colori chiari e la sofisticata essenzialità; dall’altro Humphrey Bogart, diventato simbolo di un’eleganza maschile immediatamente riconoscibile attraverso smoking bianco, trench e cappello.
Borsalino usa questi riferimenti come l’inizio di un viaggio più ampio. Il bianco delle architetture di Casablanca incontra il blu dell’Atlantico, mentre le tonalità minerali della pietra si accendono attraverso sfumature di ocra, rosso, marrone e rosa. Cinema e territorio si sovrappongono così in una narrazione visiva nella quale il colore non descrive semplicemente una destinazione, ma suggerisce un’attitudine.
Ultra Feminine: Ingrid Bergman ispira cappelli morbidi e teatrali
Il capitolo Ultra Feminine interpreta la grazia di Ingrid Bergman attraverso tre modelli dalla personalità distinta. Mouna è una visiera in raso luminoso completata da un lungo foulard, elemento fluido che può essere annodato in modi diversi e consente di modificare il carattere dell’accessorio.
Tamara lavora invece sulla presenza scenica della grande falda spiovente. Realizzata nella paglia cucita più sottile della collezione, è definita da una maxi-cinta tricolore che introduce ritmo e contrasto. Frida parte dalla magiostrina classica per sviluppare una silhouette più costruita, con tesa media e piatta e una calotta profonda.
In tutti e tre i casi la femminilità nasce dalla relazione tra proporzioni, movimento e capacità del cappello di incorniciare il volto. Sono accessori pensati per accompagnare abiti in lino, completi fluidi, chemisier, caftani cittadini e look da cerimonia essenziali.
La palette racconta il film attraverso luce, oceano e spezie
I nomi dei colori rendono esplicito il gioco di rimandi. Royal Casablanca evoca le facciate candide della città e lo smoking bianco di Bogart; Self Tie riprende il nero del papillon; Humphrey Trench traduce la tonalità calda del suo impermeabile, mentre Ingrid Rose porta nella collezione la delicatezza dei pastelli associati alla protagonista.
Il racconto si sposta poi verso il paesaggio marocchino. Tamaris Blue guarda all’Atlantico e alla profondità del cielo, mentre Spice Ocra, Medina Brown, Tajine Red e Café Americain compongono una gamma calda ispirata alla terra, alle spezie, ai mercati e agli interni di Casablanca.
Areazioni e intrecci trasformano il cappello in architettura
La Casablanca reale entra nella collezione attraverso gli areati, ispirati alle aperture arabeggianti progettate per favorire la circolazione dell’aria. Borsalino traduce questo principio architettonico sulle cupole e sulle tese, facendo coincidere decorazione e funzionalità.
Ferrac adotta un’incapatura pork pie e una tesa country, mentre Claude valorizza geometrie realizzate artigianalmente in Ecuador: proprio la natura manuale dell’intreccio rende ogni esemplare leggermente diverso. Nella cloche Lisa, invece, la traforatura attraversa la tesa e proietta sul viso un delicato alternarsi di luce e ombra.
Illy combina canapa e fibra di cellulosa intrecciata e applicata a mano con un movimento ondulato. Koko e Kikka lavorano sul punto maglia in cotone, richiamando le aperture dei minareti. La costruzione tecnica diventa parte dell’identità estetica del cappello e contribuisce alla sua leggerezza estiva.
Rafia, papier giapponese e zellige disegnano le superfici
Negli interni marocchini immaginati dalla collezione dominano fibre naturali, effetti mélange e contrasti scuri. Federico, modello emblematico della Maison, viene reinterpretato attraverso una rafia mélange naturale e color caffè sviluppata in Madagascar.
Il tema degli zellige, i mosaici composti da piccole tessere geometriche, diventa invece motivo grafico. Le geometrie attraversano la cinta di Claude e ricoprono le superfici di Medea e Margot. Nel modello country Tokyo incontrano il papier giapponese, scelto per la finitura cerata che aggiunge morbidezza, luminosità e resistenza.
Sophie unisce maiolica marocchina e trasformabilità
Il tema Casablanca Majolica trova in Sophie il proprio modello simbolo. La forma iconica viene impreziosita da una cinta in pelle sulla quale minuscole tessere e pietre sono applicate manualmente. Nella versione in Panama semicrochet, la decorazione diventa anche funzionale. La cinta è composta da tre sezioni, presenta sul retro un fiocco d’archivio del 1942 e può essere rimossa per trasformarsi in un bandeau.
La maroquinerie porta la lavorazione della pelle sui cappelli
La sezione dedicata alla maroquinerie esplora la tradizione marocchina del cuoio attraverso camosci, incisioni laser, applicazioni e dettagli trasformabili. Country Lambs e Claudette presentano cinte in suede lavorate per ricordare la struttura scanalata del gros grain, uno dei codici più riconoscibili di Borsalino.
Indiana integra nella tesa un filo armonico che consente di modificarne la forma; la cinta amovibile in suede e la possibilità di arrotolare il cappello ne accentuano il carattere pratico. Laslo, in canapa brisa, combina una cinta intarsiata con piccoli elementi metallici laterali studiati per migliorare l’aerazione. Il camoscio riveste inoltre il baseball Otis e rifinisce Golfer e Vincenzo.
Le borse Borsalino dialogano con i cappelli
La collezione di borse, realizzata in licenza con Gamat, prosegue il racconto attraverso forme derivate direttamente dal mondo del cappello. Koko ne trasforma la silhouette in una struttura di rafia crochet, mentre Vortex nasce idealmente dal gesto di capovolgerne la forma e avvolgerla con briglie di pelle disposte a spirale.
Panama Sign trasferisce su tote e bucket bag la tela di cotone e i contrasti materici della Maison. Lola riprende invece nel proprio volume il profilo della calotta. Rafia, raso, pelle, camoscio e gros grain assicurano continuità tra i diversi accessori. Alcuni modelli permettono inoltre di agganciare direttamente il cappello alla borsa.
L’archivio torna protagonista nel 170° anniversario
La collezione coincide con il 170° anniversario di Borsalino e riporta alla luce alcune cinte storiche. Razzo, progettata nel 1939 sotto l’influenza del Futurismo, sposta il fiocco verso la parte posteriore. Ape Bicolore, datata 1942, trasferisce frontalmente alcuni elementi che appartengono tradizionalmente al retro del fiocco. Tati viene invece riletta su un bandeau in pelle ispirato alle maioliche.
credit image by Press Office – photo by Borsalino











