Hôtel Saint-Georges Megève, la fiaba alpina con cucina di bistrot
• L’Hôtel Saint-Georges Megève è un cinque stelle Relais & Châteaux in 159, rue Monseigneur Conseil, nel centro di Megève.
• L’hotel dispone di 29 camere, incluse 5 suite, con interni firmati da Luke Edward Hall e affreschi di Pauline Leyravaud.
• Il ristorante Le Trappeur è aperto a pranzo e cena con classici francesi, piatti savoiardi, carni alla griglia, pesce e dessert di bistrot.
L’Hôtel Saint-Georges Megève riapre come chalet nel cuore del villaggio, dove la leggenda di San Giorgio incontra l’immaginario cromatico di Luke Edward Hall. Tra camere fiabesche, myBlend Spa, Piano Bar, attività outdoor e la cucina francese di Le Trappeur, l’hotel racconta Megève come destinazione alpina da vivere in ogni stagione.
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Hôtel Saint-Georges Megève riapre nel cuore di Megève come primo capitolo alpino di Chapitre Six, la collezione di hotel che lavora sull’idea di ospitalità narrativa, intima e legata ai luoghi. L’indirizzo è 159, rue Monseigneur Conseil, alla fine della via pedonale del villaggio, a pochi passi da negozi, impianti di risalita e sentieri. La posizione permette di vivere Megève senza fretta, tra passeggiate in centro, giornate outdoor, rientri in spa e cene francesi in un bistrot di montagna.
Riaperto come Relais & Châteaux, l’hotel nasce da un progetto di rinnovamento guidato da Chapitre Six e dall’artista britannico Luke Edward Hall, che lo ha immaginato come un rifugio teatrale e raccolto, dove l’eleganza alpina incontra folklore, mitologia, pattern decorativi, mobili antichi, tessuti d’autore e affreschi dipinti a mano. Ogni ambiente ha una sua scena, un ritmo, un personaggio implicito.
Megève: il villaggio alpino e la stagione estiva
Megève si trova in Haute-Savoie, nelle Alpi francesi, in un paesaggio segnato dall’immaginario del Monte Bianco, dai pascoli d’altura, dai boschi e dagli chalet in stile savoiardo. La località è nota per il suo centro pedonale, per le boutique, per i ristoranti e per una cultura dell’ospitalità che combina montagna, eleganza, sport e vita di villaggio. In estate cambia tono: la neve lascia spazio ai sentieri, ai prati, ai percorsi in quota e a un ritmo più luminoso, meno affollato, più adatto a chi cerca aria alpina, movimento e pausa.
La forza di Megève sta nella sua doppia identità. Da un lato resta una destinazione sportiva, con trekking, mountain bike, golf, parapendio, arrampicata, trail running, equitazione, attività acquatiche ed esperienze per famiglie. Dall’altro conserva un lato più lento e mondano, fatto di passeggiate nel centro storico, cene in terrazza, shopping, wellness, eventi culturali e scorci sul patrimonio alpino.
La leggenda di Saint-Georges
L’identità dell’hotel nasce intorno alla figura di Georges, cavaliere che attraversa le montagne con il cavallo Bayard, che incontra creature alpine e si prepara ad affrontare il drago. È un prologo fiabesco, fatto di boschi, laghi scuri, fiori alpini, lupi, lepri, cinghiali e silhouette misteriose. Luke Edward Hall ha trasformato questa materia narrativa in un sistema visivo.
Ogni spazio riprende un frammento del racconto. Per l’hotel, il simbolo è il cavaliere Georges a cavallo, con un fiore alpino in mano. Per il Piano Bar Saint-Georges, il drago diventa una creatura festosa e un po’ ironica, immaginata con un cocktail tra gli artigli. Per Le Trappeur, il cinghiale diventa una figura robusta e conviviale, legata alla generosità della tavola di montagna.
Luke Edward Hall porta colore, folklore ed eccentricità
Il lavoro di Luke Edward Hall parte dall’autenticità delle case alpine tradizionali, ma la sposta verso un immaginario più teatrale. Il designer ha pensato l’hotel attraverso romanticismo, colore ed eccentricità, con divani in velluto sfrangiato, tappeti floreali su misura, pezzi antichi e dipinti. La montagna viene trattata come un palcoscenico abitabile, dove boiserie, motivi decorativi, tessuti e oggetti costruiscono una scenografia calda e leggermente irreverente.
Questo linguaggio emerge già dall’ingresso. La facciata originaria in legno bruciato, quasi color carbone, introduce una sensazione materica e antica. La reception funziona come prima scena del racconto: colonne dipinte, tappeto grafico, murale e arredi disposti con precisione creano un effetto quasi cinematografico. Il progetto gioca con simmetrie, colori pieni e memoria alpina, mantenendo una radice tattile fatta di legno patinato, ferro, tessuti e luce calda.
Oggetti, libri e divise
In tutto l’hotel sono diffusi libri, opere, oggetti e materiali dedicati alle Alpi. Tavolini, mensole, consolle e spazi comuni sono punteggiati da volumi provenienti dalla Librairie des Alpes, istituzione parigina di Rue de Seine specializzata in letteratura di montagna dal 1933.
La stessa logica coinvolge lo staff, vestito con capi Château Orlando, il brand fondato da Luke Edward Hall nel 2022. Pullover, cardigan e maglie senza maniche trasformano il team in una compagnia teatrale coerente con l’immaginario dell’hotel. Ogni dettaglio, dal libro lasciato su un tavolo alla maglia indossata da chi accoglie l’ospite, partecipa alla costruzione di una casa alpina piena di personaggi.
Gli affreschi di Pauline Leyravaud
Gli affreschi di Pauline Leyravaud aggiungono una dimensione pittorica più intima. L’artista ha lavorato in dialogo con Luke Edward Hall per creare un immaginario ispirato al paesaggio alpino, ai motivi medievali e all’estetica delle stampe giapponesi. Le sue pitture estendono il rapporto tra interno ed esterno, tra camera e montagna, tra racconto fiabesco e luogo reale.
Negli interni compaiono anche soffitti specchiati che moltiplicano le nuvole, panorami dipinti di montagne e fiori alpini nei corridoi, tappeti edelweiss e motivi che si rincorrono tra pareti, testiere, bagni e arredi. L’effetto è immersivo, ma non schiacciante. Il visitatore attraversa una sequenza di segni, colori e rimandi, come se l’hotel fosse un libro illustrato. Ogni passaggio rivela un dettaglio nuovo: una lampada, una stoffa, una cornice, un disegno, una traccia di leggenda.
Le camere raccontano la fiaba alpina
L’Hôtel Saint-Georges dispone di 29 camere, incluse 5 suite, distribuite su quattro piani. Ogni livello ha una palette legata alle leggende alpine: rosso per l’intensità dell’inverno, giallo per la luce estiva, verde e blu per natura e cielo. Le camere Classic partono da 20 m², mentre le categorie superiori misurano da 21 a 28 m² e si affacciano sulle cime o sul campanile del villaggio. Le suite, tra 42 e 58 m², assomigliano a piccoli appartamenti di montagna.
Le testiere e le pareti sono rivestite con tessuti Christopher Moore, ispirati a disegni francesi e inglesi del XVIII e XIX secolo. I tappeti edelweiss sono disegnati da Luke Edward Hall. Le scrivanie hanno profili ondulati che richiamano le creste alpine. Le sedie usano il tessuto Wobble Grid creato da Luke per la maison veneziana Ruelli. Le boiserie conservano la patina del tempo, mentre alcune lampade verdi in metallo, a forma di alberi e renne, sono resti affascinanti dello chalet originario.
I bagni
I bagni continuano la narrazione cromatica della camera. Piastrelle artigianali modellate pezzo per pezzo, marmi colorati con venature evidenti, vanity reinterpretati a partire da antichi bacili, rubinetterie patinate, specchi di ispirazione barocca, dettagli dipinti a mano e lavabi scolpiti. È una cura rara nell’hotellerie alpina, perché il bagno diventa una stanza scenografica e sensoriale. La linea Ortigia, maison italiana nota per le sue fragranze naturali, prolunga il momento di cura con profumi che aggiungono una traccia mediterranea al contesto alpino.
Le Trappeur è il cuore gastronomico dell’Hôtel Saint-Georges
Le Trappeur si trova nel cuore dell’Hôtel Saint-Georges ed è aperto a pranzo e cena. Il ristorante è come un bistrot senza tempo, dedicato alla grande tradizione della cucina francese. Le pitture murali con scene di montagna si riflettono nel soffitto rivestito di specchi invecchiati, creando la sensazione di trovarsi sospesi tra nuvole, vette, laghi e fiori selvatici. Il menu combina piatti da condividere, entrées classiche, specialità savoiarde, carni importanti, pesce e dessert francesi.
I piatti da condividere
La sezione À partager introduce subito il tono conviviale del ristorante. Il tarama con toast apre con una consistenza cremosa, marina e salina, perfetta da portare al centro del tavolo con pane tostato. La plancia di salumi del territorio lavora su sapidità, stagionatura e gusto alpino, mentre la plancia di formaggi di Savoia porta in tavola una lettura casearia della regione, ideale da accompagnare con pane, vino bianco o un rosso leggero.
Il pan con tomate e pata negra inserisce nella carta un accento iberico molto riconoscibile. Il pomodoro sul pane porta acidità e succo, il pata negra aggiunge grasso nobile, persistenza e profondità. È un piatto semplice solo in apparenza, perché vive sulla qualità della materia prima e sul rapporto tra pane croccante, pomodoro e prosciutto.
Le entrées raccontano classicità francese e sapori alpini
Tra gli antipasti, il foie gras d’anatra maison con chutney di fichi e barbabietola è uno dei piatti più francesi della carta. La ricchezza del foie gras trova nel chutney un contrappunto dolce, acido e terroso, dove fico e barbabietola aiutano a pulire e sostenere la parte grassa. La Salade du Trappeur unisce indivia, mâche, noci, Roquefort e bacon, lavorando su amaro vegetale, freschezza, croccantezza, erborinato e nota affumicata.
Gli œufs fermiers mayo riportano al repertorio più essenziale del bistrot: uova di fattoria, maionese, cremosità e precisione. Gli escargots de Bourgogne al burro d’aglio e prezzemolo introducono una classicità più intensa, con burro aromatico, erbe e una texture morbida che richiede pane per raccogliere il condimento. Il velouté di zucca con éclats di marroni lavora invece su dolcezza vegetale, rotondità e piccoli contrasti di consistenza.
La parte più alpina si legge nei croustillants di Reblochon con prosciutto crudo di Savoia, crostini e noci. Il formaggio diventa croccante fuori e fondente dentro, mentre prosciutto, pane e noci aggiungono sale, tostatura e materia. I porri vinaigrette con semi di senape mostrano un lato più misurato della cucina francese: il porro cotto diventa dolce, la vinaigrette lo risveglia, la senape dà ritmo e granulosità.
La carta non rinuncia al mare. Il carpaccio di Saint-Jacques marinate agli agrumi è un piatto di taglio fine, dove la dolcezza della capasanta incontra acidità, profumo e una texture delicata. Il salmone affumicato scozzese con uova di trota e crema all’aneto lavora invece su affumicatura, sapidità, grasso e freschezza erbacea.
I piatti principali alternano Savoia, griglia e cucina francese
Tra i piatti principali, i crozets di Savoia al Parmigiano raccontano una delle forme più confortevoli della cucina alpina. I piccoli quadrati di pasta, tipici della Savoia, diventano cremosi e dorati grazie al formaggio. L’aggiunta di tartufo sposta il piatto verso una lettura più profumata e intensa. Il parmentier d’anatra con zucca butternut lavora invece su carne sfilacciata, dolcezza della zucca e consistenza morbida, quasi fondente.
La griglia entra con il filetto Chateaubriand di manzo, servito con salsa béarnaise o pepe verde e patate fritte maison. È un classico da bistrot di alta montagna, dove la carne deve restare succosa, la salsa aggiunge carattere e le frites costruiscono il lato più goloso del piatto. La côte de veau arrosto arriva con purè di patate e salsa alle morille: il vitello porta delicatezza, la spugnola aggiunge profondità boschiva, il purè lega tutto con cremosità.
La fondue du Trappeur viene costruita con vitello, suprême di pollo e manzo, in una lettura contemporanea della fondue cinese. Non è una fondue di formaggio, ma un piatto conviviale in cui la carne diventa protagonista del gesto a tavola. Il salmone miso alla fiamma con zenzero, sesamo e pousses d’épinard introduce un registro più contemporaneo: il miso porta umami, lo zenzero freschezza, il sesamo una nota tostata e la cottura alla fiamma dà al pesce una superficie più intensa.
La sole meunière con pommes grenailles è la portata più elegante della sezione pesce. La preparazione meunière vive su burro, limone, cottura precisa e carne delicata, mentre le patate novelle raccolgono il condimento senza rubare spazio alla sogliola.
I dessert restano fedeli al piacere del bistrot francese
La carta dei dessert lavora su classici rassicuranti e frutta fresca. I profiteroles con gelato alla vaniglia e cioccolato caldo puntano su contrasto tra pasta, gelato freddo e salsa calda. La crème brûlée maison resta uno dei simboli del bistrot francese: crema morbida, superficie caramellata, cucchiaio che rompe la crosta e apre la parte vellutata. Il carpaccio di ananas con arancia, passion fruit e menta fresca porta invece una chiusura più leggera e agrumata.
Il moelleux al cioccolato con gelato alla vaniglia è il dessert per chi cerca intensità, cuore caldo e contrasto lattico. La fine galette di mele flambée al Calvados riporta la carta verso la frutta cotta, il burro, la mela e il profumo del distillato. Il Colonel du Trappeur unisce sorbetto al limone e vodka, per questa estate si aggiunge una versione con sorbetto al lime e accento di génépi, più alpina e aromatica.
Il Piano Bar Saint-Georges cambia ritmo dal giorno alla sera
Il Piano Bar Saint-Georges è pensato come il salotto segreto dell’hotel. Di giorno resta raccolto, con poltrone profonde, luce ambrata e legno patinato. La sera diventa più festoso, grazie al bar con piano in ottone spazzolato, alle piastrelle in ceramica disegnate e realizzate da un artigiano locale, alle tende pesanti in velluto verde che incorniciano lo spazio come un sipario.
Il bar propone cocktail curati, libri, scacchi, aperitivi vicino al fuoco e una library dedicata alle Alpi. La musica accompagna la giornata con un’identità sonora su misura: di giorno una selezione tra folk moderno, pop leggero e accenti anni Settanta; la sera un registro più ovattato, con jazz sottile e influenze alternative degli anni Sessanta e Settanta.
Per chi sceglie l’Hôtel Saint-Georges nella stagione calda, Megève offre molte possibilità. Si può partire per trekking panoramici tra pascoli e boschi, usare e-bike o mountain bike sui percorsi segnati, provare il golf, il trail running, l’arrampicata, l’equitazione, il parapendio o le attività acquatiche.
credit image by Press Office – photo by Stefan Giftthaller











