JW Anderson primavera estate 2027, la curatela diventa guardaroba
• Il lookbook coinvolge Ivor Braka, Akiko Hirai, Dree Hemingway e Dr. James Fox, fotografati da Heikki Kaski.
• Johnstons of Elgin realizza un cappotto e una sciarpa nei colori rosso e blu.
• Pouch, duffel e hobo presentano tasche avvolgenti e righe rosa pallido, verdi e blu ispirate alle maglie da rugby.
JW Anderson primavera estate 2027 nasce dalla curatela come gesto creativo e trasforma il guardaroba in un incontro tra persone, artigianato e materia. Abiti drappeggiati, denim giapponese dall’aspetto riparato, maglieria Donegal, giacche utilitarie e accessori ironici definiscono una collezione ampia, tattile e profondamente legata al fare.
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JW Anderson presenta la collezione primavera estate 2027 a Londra, affidando ancora una volta alla curatela il ruolo di metodo progettuale. Jonathan Anderson parte dalle persone che compongono il suo ambiente creativo, dagli artigiani con cui collabora e dagli oggetti che entrano nel suo archivio visivo. Il risultato è una collezione che osserva il vestire attraverso la pratica: abiti, maglie, denim, borse e oggetti per la casa diventano tracce di gesti, riparazioni, lavorazioni e incontri.
Il lookbook, fotografato da Heikki Kaski con styling di Benjamin Bruno, riunisce amici e collaboratori legati alla scrittura, alla ceramica, alla recitazione, al giardinaggio e al collezionismo. Ivor Braka, Akiko Hirai, Dree Hemingway e Dr. James Fox compaiono per la prima volta accanto a un cast più ampio che comprende, tra gli altri, Sophie Okonedo, Archie Madekwe, Camille Bidault Waddington, Cy Gavin, Connor Swindells e Quintessa Swindell. La direzione visiva mette in primo piano individualità differenti, ognuna capace di cambiare il tono dei capi.
La curatela costruisce una collezione fatta di persone e oggetti
Per Jonathan Anderson, curare significa selezionare, accostare e attribuire un nuovo significato a forme già note. La collezione primavera estate 2027 segue questo principio e rifiuta una lettura lineare del guardaroba. Un abito da sera può convivere con una giacca da lavoro, una canotta destrutturata con un denim che sembra passato attraverso più vite, una maglia folklorica con una borsa progettata come strumento. Ogni elemento conserva la propria identità, ma acquista intensità nel rapporto con ciò che gli viene accostato.
La ceramista Akiko Hirai, il collezionista Ivor Braka, lo scrittore James Fox e Dree Hemingway mostrano come lo stesso capo possa apparire intellettuale, quotidiano, ironico o teatrale. La moda emerge così come pratica culturale e materiale, capace di attraversare discipline differenti senza perdere concretezza.
Gli abiti drappeggiati trattengono il gesto della mano
Gli abiti da sera drappeggiati sembrano pizzicati in un solo movimento, come se il tessuto fosse stato fermato nel momento esatto in cui cambia direzione. La costruzione evita una simmetria troppo controllata e lascia che pieghe, torsioni e volumi mantengano una qualità spontanea. Il corpo viene seguito e insieme corretto dal drappeggio, che raccoglie la materia in alcuni punti e la libera in altri. La sera, nella lettura di Anderson, conserva eleganza ma acquista una fisicità più immediata.
Per tradurre questo linguaggio nello styling, l’abito drappeggiato può essere lasciato quasi solo, con scarpe essenziali e accessori ridotti, oppure interrotto da una giacca squadrata che introduce un contrasto più urbano. La tensione nasce dall’incontro tra morbidezza e struttura. Un cappotto ampio, una borsa pouch o una sciarpa importante possono cambiare la percezione dell’abito senza nasconderne il movimento. Il risultato resta sofisticato, ma conserva quella sensazione di gesto appena compiuto che attraversa l’intera collezione.
Il denim giapponese racconta riparazione e durata
I jeans in denim giapponese sembrano essere stati riparati più volte. La superficie porta il segno dell’uso e trasforma la riparazione in elemento estetico, mostrando cuciture, sovrapposizioni e variazioni di tono come parti vive del capo. Questa scelta introduce nella collezione un’idea di tempo diversa da quella della novità assoluta. Il denim appare già abitato, quasi ereditato, e acquista valore proprio grazie alle tracce che ne interrompono l’uniformità.
Nel guardaroba quotidiano, questi jeans funzionano con le canotte morbide e destrutturate della collezione, ma anche con maglie Donegal, giacche utilitarie e cappotti più costruiti. Il loro carattere irregolare permette di bilanciare capi molto precisi, rendendo il look meno formale. Con una camicia pulita, il denim porta materia; con una maglia, rafforza la componente artigianale; con un abito drappeggiato sovrapposto, crea una stratificazione più sperimentale e coerente con il metodo curatoriale di Anderson.
Le canotte destrutturate scivolano dalla spalla
Le canotte morbide hanno una costruzione rilassata e appaiono come se fossero scivolate dalla spalla. La linea non aderisce al corpo in modo rigido, ma introduce una piccola instabilità che rende il capo più sensuale e meno prevedibile. Il dettaglio della spalla scoperta cambia la postura e porta l’attenzione sulla parte superiore del corpo, mentre il tessuto morbido mantiene una qualità quotidiana, quasi domestica.
Queste canotte possono diventare la base più semplice della collezione, soprattutto accanto ai twist jeans, ai pantaloni ampi o alle giacche squadrate. Portate sotto un capospalla utilitario, alleggeriscono la struttura; abbinate a un pantalone con risvolto piegato, spostano il look verso una femminilità più disinvolta; insieme a una borsa hobo con tasche esterne, costruiscono una silhouette pratica ma fortemente caratterizzata. La sensualità resta affidata alla caduta del tessuto e al modo in cui il capo si muove.
Le giacche squadrate trasformano il workwear in uniforme quotidiana
Le giacche squadrate e utilitarie portano nella collezione un senso di ordine. I volumi sono ampi, la costruzione appare diretta e la funzione resta leggibile attraverso tasche, proporzioni e facilità d’uso. Anderson tratta il workwear come un lessico capace di attraversare il giorno e la sera, evitando di ridurlo a citazione industriale. La giacca diventa una cornice per canotte leggere, maglie decorate, abiti drappeggiati e pantaloni dalla linea larga.
Il modo più interessante di indossarla nasce dal contrasto. Sopra un abito da sera, la giacca riduce la formalità e introduce una nota concreta; con i jeans riparati, rafforza la dimensione del lavoro manuale; con una maglia arancione Hare Knit, crea un blocco cromatico più energico. Le spalle ampie permettono inoltre di giocare con strati sottostanti senza compromettere la silhouette. La semplicità apparente della forma diventa una base su cui materiali e dettagli possono emergere con maggiore chiarezza.
I pantaloni con risvolto e i twist jeans rinnovano le forme iconiche
Le forme classiche di JW Anderson vengono rilette attraverso nuove lavorazioni. I pantaloni con risvolto piegato accentuano il fondo e modificano il rapporto tra gamba e scarpa, mentre gli iconici twist jeans continuano a spostare le cuciture e a rendere il denim meno prevedibile. La costruzione agisce sulla percezione del corpo: la linea si torce, il volume si allarga, il risvolto diventa parte del disegno e non semplice finitura.
Le silhouette ampie attraversano numerosi capi e danno alla collezione una presenza decisa. Con una canotta scivolata dalla spalla, il pantalone largo crea un equilibrio tra parte superiore fragile e base strutturata. Con una maglia ricca di motivi, offre una superficie più calma. Il risvolto può essere lasciato protagonista con scarpe basse o più nette, mentre il twist jeans acquista forza accanto a borse funzionali e giacche corte. Il look resta pratico, ma ogni proporzione contiene un piccolo spostamento.
La lana Donegal porta fiori selvatici e felci nella maglieria
La lana filata nel Donegal viene lavorata in maglioni verde intenso decorati con fiori selvatici e felci. Il riferimento alla natura entra nella maglieria attraverso una materia già ricca di irregolarità e sfumature. Il verde profondo crea una base quasi boschiva, mentre i motivi vegetali introducono colore e movimento. Il capo conserva il calore visivo della tradizione irlandese, ma la decorazione lo sposta verso un registro più fantasioso e narrativo.
Questi maglioni possono essere indossati con denim dall’effetto riparato, pantaloni ampi o gonne dalla linea semplice. Il contrasto più efficace nasce accanto a superfici asciutte, capaci di lasciare leggibile la complessità del filato e dei motivi. Una giacca utilitaria può incorniciare la maglia senza coprirla, mentre una borsa in tinta terrosa ne prolunga il rapporto con la natura. La combinazione tra fiori, felci e lavorazione Donegal rende ogni look più tattile e meno dipendente dalla sola palette.
Hare Knit, House Knit e Squirrel Knit trasformano il folklore in immagine
La maglieria figurativa occupa un ruolo centrale. Il Hare Knit arancione introduce un accento luminoso dentro una palette composta soprattutto da toni terrosi e smorzati. Il House Knit prende spunto da un cottage tradizionale irlandese e trasforma l’architettura domestica in motivo da indossare. Il Squirrel Knit guarda invece a un disegno Fair Isle scozzese originario di Sanquhar, riportando nella collezione una grammatica tessile radicata nel territorio.
Il Hare Knit può essere abbinato a denim scuro o pantaloni neutri per mantenere l’arancione al centro. House Knit trova equilibrio con capi utilitari e borse semplici, mentre Squirrel Knit dialoga naturalmente con la clutch scoiattolo e con accessori artigianali.
Johnstons of Elgin porta rosso e blu in un cappotto scultoreo
La collaborazione con Johnstons of Elgin, storica manifattura scozzese specializzata nella lavorazione della lana, dà forma a un cappotto e a una sciarpa nei colori rosso e blu. L’abbinamento cromatico rompe la prevalenza dei toni naturali e introduce una presenza più grafica. Il cappotto acquista il ruolo di elemento centrale del look, mentre la sciarpa prolunga il colore e può essere annodata, avvolta o lasciata cadere per cambiare la proporzione della figura.
Accanto a denim riparato e canotte leggere, il cappotto crea un contrasto tra manifattura tradizionale e abbigliamento quotidiano. Sopra una maglia Donegal, intensifica il dialogo tra diverse culture tessili britanniche e irlandesi. Con un abito drappeggiato, porta la sera in una direzione più materica. La collaborazione mostra come Anderson usi il patrimonio artigianale come strumento di costruzione contemporanea, lasciando che il colore renda immediatamente leggibile la qualità del tessuto.
Le borse workwear avvolgono la funzione intorno alla forma
Il tema del workwear continua nelle nuove borse pouch, duffel e hobo. Le tasche funzionali si sviluppano intorno alla silhouette, trasformando l’esterno in una struttura attiva. La funzione viene resa visibile e diventa parte del design, mentre le righe rosa pallido, verdi e blu richiamano le maglie da rugby.
La Squirrel Clutch, accompagnata da noccioline all’uncinetto, sintetizza l’inversione tra funzione e gioco che caratterizza il linguaggio di Jonathan Anderson. La forma animale porta l’accessorio vicino alla scultura, mentre la clutch mantiene una funzione concreta. Le piccole nocciole lavorate all’uncinetto amplificano il racconto e aggiungono una dimensione manuale, quasi domestica, che contrasta con l’idea tradizionale di borsa da sera e con i suoi codici più prevedibili.
Home & Garden estende la collezione
La sezione Home & Garden dissolve il confine tra oggetto funzionale e opera. Gli sgabelli Mackintosh realizzati a mano introducono una presenza architettonica, mentre la biancheria vintage tinta con pigmenti naturali viene trasformata in cuscini. Le tazze prodotte da Wedgwood guardano all’antica ceramica etrusca, collegando uso quotidiano e memoria archeologica. Gli strofinacci in lino irlandese con le parole Wow, Fab e Chic riportano invece il linguaggio grafico dentro la cucina.
La campanella da slitta fusa dalla John Taylor Bell Foundry viene realizzata usando uno stampo d’archivio ed è la prima di questo tipo prodotta dalla fonderia in oltre cento anni. La collaborazione con Eddie Glew comprende cesti intrecciati a mano in salice britannico e pelle. I campanelli a vento di Cerith Wyn Evans e gli ombrellini creati con Sunbeam Jackie in tessuti vintage completano un paesaggio domestico in cui il fare artigianale resta visibile, concreto e aperto alla sperimentazione.
Jonathan Anderson costruisce così una collezione che chiede tempo e osservazione. La prima impressione è affidata alle proporzioni ampie e ai colori, mentre i dettagli emergono dopo: una toppa, una nocciola all’uncinetto, una tasca che avvolge una borsa, una finestra lavorata nella maglia, un abito trattenuto da una piega. Vestire diventa un modo di scegliere relazioni tra forme, materiali e storie.
credit image by Press Office – photo by JW Anderson











