Robin Hood l’origine della leggenda 2018: l’attualità di un mito

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    Eve Hewson stars as ‘Maid Marian’ in ROBIN HOOD. Photo by: Larry Horricks.
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    Robin (Taron Egerton, left) and Cardinal (Antonio Bertotelli, right) in ROBIN HOOD. Photo by: Attila Szvascsek.
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Arriva nei cinema una versione contemporanea del più famoso eroe inglese nel film di Otto Bathurst “Robin Hood l’origine della leggenda”. Scopri di più su Globe Styles.

Robin Hood l’origine della leggenda 2018 esce oggi nelle sale italiane. La storia senza tempo dell’eroe inglese rivive nei panni di Taron Egerton (Robin di Loxley), Jamie Foxx (John) e Eve Hewson (Marian) in un film più che mai attuale: il ritratto di una società corrotta, dominata da ingiustizia, povertà e arrampicatori politici.

La visione registica di Otto Bathurst – e di Leonardo DiCaprio, produttore – non ha nulla di storico e tradizionale, il ritmo impetuoso è quello dei film di supereroi. Dall’azione alla scenografia, le svolte sono notevoli. Questo Robin Hood ha una dimensione completamente diversa che si inserisce all’interno di una Nottingham moderna, più pertinente e importante. La nuova Nottingham è un nodo industriale da cui si diramano rapporti globali: far crollare il sistema avrebbe ripercussioni ovunque.

Bathurst è interessato alla nascita di Robin Hood, a ciò che c’è dietro la nascita dell’eroe e perché da 800 anni a questa parte continuiamo a raccontare la sua storia. Robin di Loxey è un uomo con una vita apparentemente perfetta e confortevole, pieno di ideali, credo e passione. In guerra si accorge della corruzione dei potenti che governano il mondo, e questo distrugge la sua fiducia nella nazione. Il lord ottimista torna casa disilluso e disgustato.Il vero motivo per cui Robin Hood è un eroe, dunque, è il suo essere stato la principale spina nel fianco della società e delle istituzioni. Lo amiamo ancora oggi perché è il simbolo di quella voce che si ribella allo status quo che noi, invece, abbiamo permesso.

“Tutti noi potremmo essere lui. Non è dotato di speciali poteri e non è nato supereroe. È semplicemente un uomo qualunque che si è preparato a fare ciò che è necessario per ottenere un cambiamento e che rinuncia alle comodità di cui potrebbe godere per un disegno più grande. Siamo stati tutti testimoni di fenomeni di oppressione, corruzione e abuso, ma pochi di noi possono affermare sinceramente di aver fatto qualcosa per impedirli. La storia di un uomo che è uscito allo scoperto per combattere per la verità deve essere raccontata ora più che mai e avere un’eco profonda in tutti noi“, così la pensa Bathurst.

Gran parte del lavoro per reinventare Robin Hood si vede nel mondo che è stato costruito per rendere i personaggi visivamente originali ma anche realistici. Superata ogni nozione di “film storico”, Bathurst ha ideato un paesaggio caratterizzato da una serie di stili architettonici che vanno dall’Europa medioevale all’Asia del XVIII secolo, fino al Brutalismo del XX secolo. Al suo fianco una schiera di collaboratori – come il direttore della fotografia George Steel, che aveva già lavorato con Bathurst in Peaky Blinders, lo scenografo Jean-Vincent Puzos e il costumista Julian Day -, ha dato vita a questa visione contemporanea del mito.

I costumi di Julian Day, infatti, dimostrano una visione molto personale, da lui stesso definita “medioevale moderno”, dato il tocco futuristico, anche se radicato profondamente in una realtà cruda. Day e il suo team hanno realizzato personalmente il 95% del guardaroba, a partire dal radicale cambiamento dello stile di Robin. “Ho lavorato molto sul mantello”, spiega Day. “Ne ho passati in rassegna tantissimi, ma non riuscivo a trovare niente di interessante. Poi ho pensato ai giubbotti di cuoio dei motociclisti e alla fine siamo riusciti a ottenere un look che univa lo stile dei giubbotti di Marlon Brando alle divise da guerra dei Samurai”.

Anche nella versione che Day ha dato di Marian non c’è molto della classica immagine della damigella. “È un personaggio grintoso, impegnato nell’azione, quindi abbiamo preparato abiti belli, ma con cui potesse combattere”.
Oltre agli abiti per Robin e Marian, Day ha preparato un gran numero di costumi diversi: le uniformi blu dei guerrieri saraceni, ispirate agli abiti indossati dai popoli Tuareg in Nord Africa; le divise dei minatori di Nottingham, che ricordano quelle dei piloti della RAF nel 1945; gli abiti di velluto e i riflessi metallici amati dall’elite di Nottingham; le uniformi degli uomini dello Sceriffo, che indossano caschi argentati e abiti neri come la Polizia Speciale di Taiwan; e infine gli abiti indossati al gran ballo al Palazzo di Nottingham.