Collina Strada autunno inverno 2026: The World Is a Vampire, la sfilata

“The World Is a Vampire” è il titolo della collezione autunno inverno 2026 di Collina Strada: una fiaba urbana dove il mondo “succhia calore e meraviglia” e la risposta è costruire rifugi personali. Dentro queste bolle di raso la neve cade con grazia, niente ghiaccio sporco ai bordi delle strade, e il corpo si protegge con strati traslucidi e colletti in organza. La collezione alterna abiti Lestat e Plume in pizzo, chiffon e satin deadstock a capi utility in suiting riciclato, denim flocked e velluti dipinti. Spiccano Bio Fluff, cactus leather e la collaborazione Stand Oil tra borse e occhiali.

Collina Strada apre l’autunno inverno 2026 con un’immagine potente e poetica: “il mondo è un vampiro” che sorseggia lentamente calore e stupore, lasciandoci pallidi di desiderio per un luogo migliore. È una frase che ha il ritmo di una canzone e la crudezza di un pensiero quotidiano: fuori si fa pesante, l’aria cambia, l’umore si irrigidisce. E allora si arretra, si rientra, si stringe il perimetro.

Il racconto si muove tra metafora e realtà: mentre il clima e l’atmosfera sociale peggiorano, ci ritiriamo in santuari costruiti da noi. Qui entra in scena una regola da vampiri: non possono varcare la soglia se non vengono invitati. La collezione prende questa regola e la traduce in stile: abiti come barriere gentili, accessori come talismani, tessuti come tende tirate per far tacere luce e rumore.

Il rifugio: tende chiuse, neve in bolla e strati traslucidi

L’autunno inverno 2026 immagina un interno protetto, quasi una “snow globe” foderata di raso: la neve cade con delicatezza e intenzione, non esistono cumuli sporchi né lastre viscide ai bordi delle strade. È un’invenzione consolatoria, e proprio per questo funziona: una realtà alternativa, pulita, controllata, dove anche l’inverno ha una sua eleganza.

Su questa atmosfera si innesta la costruzione dei look: strati trasparenti che avvolgono senza soffocare, colletti in organza che si alzano al collo come una difesa. La trasparenza, in Collina Strada, non è mai un vezzo: è un modo di negoziare la visibilità. Veniamo visti solo alle nostre condizioni. La moda diventa linguaggio di autodeterminazione: scegli cosa mostrare, quando, e a chi.

Umanità e disincanto: la creatura notturna

Il mondo prova a “trasformarci”, e noi resistiamo aggrappati all’umanità anche mentre crescono i canini del disincanto. È gotico, sì, ma anche ironico: “siamo pipistrelli in gabbia”, con una postilla che cambia tutto, perché qui la pelliccia è plant-based e la gabbia è Collina. È il modo del brand di fondere mood cupo e coscienza materiale, senza prediche.

Ed è qui che i materiali diventano parte della narrazione quanto la silhouette: deadstock, cotoni organici, suiting riciclato, e quel Bio Fluff che compare come sciarpe, muff e capispalla. È una palette materica che parla di recupero e di scelte ragionate, ma con un’estetica che resta voluttuosa: satin che scivola, chiffon che vibra, mesh che sfuma la pelle.

I capi: abiti “Lestat” e “Plume”, plaid dipinti e suiting riciclato

Gli abiti che sfilano in passerella sono un piccolo romanzo di nomi e superfici. Si parte con l’abito Lestat in pizzo deadstock bianco e crepe de chine “melon”: un inizio che mette subito al centro la dualità Collina Strada, tra romanticismo e stranezza controllata. Poi arrivano le varianti: Lestat ritorna in satin cioccolato/lilac, e ancora in nero, in un gioco di ripetizioni che cambia umore a ogni tessuto.

Gli abiti Plume e i tank Plume portano leggerezza e una certa malinconia: mauve e “washed meadow” in chiffon, poi nero in satin deadstock. Nel mezzo, capi più quotidiani scivolano dentro l’estetica vampirica con naturalezza: t-shirt in cotone organico (Joel Tee, Claudia Tee), pantaloni cargo e shorts, leggings termici in waffle con micro fantasia “ditsy daisy”. È un guardaroba pensato per stratificare: come se la protezione fosse una tecnica di styling.

Il tailoring entra con giacche e pantaloni in recycled suiting: Ilana Jacket, Camellia Pant, Waterlily Pant, fino a cappotti più scenici come l’Ilana Wolverine Coat (organza “hollow blossom” e suiting riciclato) e il Pawpaw Coat in organza plaid e Bio Fluff effetto “cheetah”. Anche il denim si contamina: flocked denim a righe nere per Pansy Pant, greenwash denim per shorts e pantaloni, e una vena utility che resta coerente con l’idea di città.

Accessori Stand Oil x Collina Strada: borse come amuleti urbani

Gli accessori aggiungono un livello narrativo: sono oggetti “da uscita notturna” in senso emotivo. La collaborazione Stand Oil x Collina Strada compare con Wave Knot Bag, Bagette Bag, Fringe Bag, Cloud Ringo Bag, insieme agli occhiali Flora. Interessante anche la presenza della cactus leather (in versione butter e black), che sposa l’idea di una moda sensuale ma attenta alle scelte di materia.

Nel racconto vampirico, la borsa diventa quasi un portafortuna: qualcosa da stringere mentre fuori fa freddo, mentre la città ti guarda. E gli occhiali, in un contesto dove “si è visti alle proprie condizioni”, diventano simbolo chiarissimo: filtro, distanza, controllo.

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credit image by Press Office – photo by Go Runway

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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