Nike Air Monarch Martine Rose: la capsule collection d’abbigliamento e le sneakers

Nike svela la nuova capsule collection con Martine Rose. Scopri tutti i look su Globe Styles

Nike Air Monarch Martine Rose – “Non ho mai provato interesse per la moda fine a sé stessa. Mi affascina di più il modo in cui la persone interagiscono con i vestiti”, dichiara Martine Rose, stilista londinese. La sua prima collaborazione con Nike, una capsule collection che include tute, maglie da football e una rivisitazione delle scarpe Nike Air Monarch, riflette a pieno questa premessa.

Infatti, gioca con proporzioni deformate, un vero e proprio segno distintivo di Martine Rose. Allo stesso modo, la collaborazione con Nike rispetta il principio alla base del suo stile: trovare il lato straordinario in ciò che sembra normale e trasformare capi e accessori in “qualcosa di eccezionale”.

Molto spesso, questa trasformazione avviene attraverso la sperimentazione con le forme, ed è tutta una questione di contrasti e di rottura. “Fin dall’inizio, non abbiamo mai seguito le regole, in particolare perché ci veniva impedito l’accesso al mondo della moda. Per un motivo o per l’altro, dovevamo trovare nuovi modi per emergere”, spiega la designer.

Nonostante i luoghi non tradizionali dove ha tenuto le sue sfilate, da un mercato fino a palestre di arrampicata, per questa collaborazione con Nike, la designer è tornata alle origini e ha optato per un lancio segreto della collezione su Craig’s List, piattaforma digitale inaspettata rispetto ai tradizionali canali online.

L’abbigliamento ha dei richiami alla sottocultura inglese ma ruota principalmente intorno ai giocatori di basket. Per la tuta da ginnastica e la maglietta da football, il processo di creazione è iniziato da un’ispirazione che veniva dall’alto, per la precisione da un’altezza di oltre 2 metri.

“I giocatori di basket sono supereroi: i loro corpi si sono adeguati alla loro professione. Abbiamo osservato attentamente molti giocatori e le loro proporzioni e successivamente abbiamo rapportato i loro vestiti alle taglie standard. Per esempio, se volessi indossare una delle loro tute, dovrei trasformarla per adattarla alle mie proporzioni; in pratica, dovrei ricucirla di nuovo”.

Le Air Monarch celebrano un mito americano. “Abbiamo scelto la silhouette delle Monarch, modello tipicamente americano, e le abbiamo reinterpratate come accessorio da indossare con la tuta in stile inglese”, dichiara la designer.

Per dare a questa scarpa tradizionale una forma davvero straordinaria, Martine Rose si è affidata all’indiscussa esperienza acquisita da Nike nel settore delle calzature. “Le collaborazioni si fondano sulla comunicazione. Volevamo che alcune forme risultassero abbondanti nella parte inferiore e che il tallone sporgesse rispetto alla suola, ma inizialmente le nostre proposte sono state bocciate”, continua la stilista. “Tuttavia, abbiamo insistito e, alla fine, abbiamo sviluppato queste nuove forme e idee”.

La forma è sottoposta alla stessa reinterpretazione creativa dell’abbigliamento, ma con una sperimentazione più lineare. Le Air Monarch sono state prodotte partendo da una serie di stampi a cui viene poi applicata la pelle sintetica. Ad oggi, solo un’altra scarpa del marchio è stata realizzata con un metodo simile: si tratta delle Nike Foamposite.

Benché ormai onnipresenti, i capi sportivi sono diventati molto popolari lungo le vie del centro delle grandi città e persino sulle passerelle parigine. Per Rose, non si tratta semplicemente di una tendenza, bensì di una connessione spirituale.

“Da molti anni a questa parte, l’abbigliamento sportivo è il simbolo di vari movimenti giovanili in Inghilterra e in America. Ma è il fatto che sia stato accettato come capo di abbigliamento per il quotidiano che lo rende davvero interessante. I capi sportivi vengono solitamente abbinati a vestiti e accessori di qualsiasi tipo”, conclude. “Perciò, ancora una volta, sono perlopiù interessata al modo in cui le persone interagiscono con i vestiti. Dalle loro scelte si capisce chi sono e chi vorrebbero essere. È per me una questione emotiva”.